Roma

Pubblicato il dicembre 6th, 2013 | Da Francesca Brienza

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Occhi di Roma – Piazza in Piscinula

Carissimo lettore,

c’è una cosa che accade ricorrente a chi, da solo e con in mano la sua mappa, approccia per la prima volta con la città eterna. In determinate circostanze, nell’ammirare i secoli di storia che lo circondano, ad un certo punto ha inspiegabilmente la sensazione di essersi smarrito. Ciò spesso succede perché costui visitatore non sa che Roma è piena di vie, angoli, piazze, che non rientrano negli itinerari classici dei turisti e che, forse proprio per questo, conservano più di altri luoghi ormai consumati dalla fama, un aspetto più genuino e sottilmente misterioso che fa entrare maggiormente a contatto con il suo lato più intimo, più celato. Uno di questi posti dimenticati ma indimenticabili per chi ci capita, è Piazza in Piscinula.  Questa incantevole, per non dire fatata piazzetta, sorge nel rione Trastevere, di fronte all’Isola Tiberina ed è davvero degna della nostra attenzione. Non solo per come si presenta, immacolata e suggestiva allo stesso tempo, ma anche per i tre primati che detiene: ospita, infatti, la chiesa di San Benedetto in Piscinula, da cui tra l’altro prende nome, che vanta il più piccolo campanile e la più antica campana di Roma mentre, dal lato opposto, conserva la prima delle abitazioni che furono di proprietà della nobile famiglia dei Mattei. L’insieme di strane sensazioni di cui si viene pervasi capitando a Piazza in Piscinula e fermandosi ad osservarla, è sicuramente avvalorato anche dalla presenza di ben tre immagini sacre, di cui una molto antica posta proprio su angolo della Casa dei Mattei. Oggi, però, non è solo la curiosità dei turisti a rendere vissuto questo luogo, ma anche l’apertura, da qualche tempo, di un locale che sorge ad angolo tra la piazza e via della Lungaretta, l’Akbar.   Si tratta di un posto in cui il tempo sembra essersi fermato. La tipica soffitta della nonna che tieni ben impressa nei ricordi dell’infanzia; quella in cui, quando ci capitavi da bambino, venivi perennemente sgridato ogni volta che provavi a sfiorare qualcosa. Quando si entra in questo locale fuori dal comune, paradossalmente angusto a primo impatto ma, forse, proprio per questo molto frequentato anche dai turisti, si ha davvero la sensazione di essere capitati nel posto più assurdo di Roma. All’esterno dell’ingresso si incappa immediatamente in un capitello corinzio che ti riporta ai grandi fasti romani. Accanto, incustodita, una vecchia sedia di velluto rosso porpora, tipica delle ricche case nobili di un tempo. Una volta entrati poi, il fascino del luogo aumenta. Luci calde, non accecanti, ricordano quelle dello stanzino che il nonno usava per le botti di vino, dove la luminosità fioca era più che sufficiente. Tavoli stravissuti diversi tra loro, molti in legno, uno di marmo, sono circondati da sedie e poltroncine di ogni genere: alte, basse, con schienale o senza, tutte con la vetustà come un unico comun denominatore. Un bancone da bar stile trapassato remoto con una libreria per gli alcolici sul fondo composta da tavole di legno disposte senza un preciso criterio. I lampadari? Nemmeno uno uguale all’altro. Nulla è scontato. Tutto è imprevedibile.  Tanti oggetti antichi ovunque ma, dulcis in fundo, primeggia quasi a centro sala, la statua ad altezza d’uomo di due amorini di marmo, forse amanti, che se ne stanno li, impudicamente nudi e abbracciati, a spiare quel via vai di passeggeri. Chi si ferma per cena, chi passa per un caffè o un amaro, chi sorseggia birra sul divanetto insieme all’amico. L’Akbar è quel posto in cui, se ci vai, hai voglia di tornarci; e non solo per l’accoglienza che ricevi, ma, soprattutto, per il viaggio indietro nel tempo in cui vieni immerso. Fuori da li potrebbe accadere di tutto e tu non te ne accorgeresti. In verità, non ti importerebbe neanche. Perchè in quel momento tu sei a casa e ti senti protetto da mura che ne han viste già tante. E allora che senso avrebbe muoversi; meglio starsene, felicemente disarmati, a contemplare il tempo che si è fermato. L’unica cosa che li dentro non invecchia mai. Provare per credere

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Francesca Brienza

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