Comunicazione

Pubblicato il aprile 14th, 2020 | Da Redazione Russia News

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FAKE NEWS? MA E’ LA RUSSIA AD ESSERE VITTIMA DELLE “BUFALE”

Mosca – Sembrerebbe quasi paradossale, soprattutto per come la Russia è stata accusata di utilizzare la pandemia per riempire il mondo di fake news e condurre attività di spionaggio mascherate da aiuti internazionali. In realtà, almeno in questo caso, i responsabili della “disinformazia” non abitano al Cremlino. Ci sono pochi dubbi che Mosca sia da tempo impegnata in una guerra politica – o “ibrida”, se preferite – con l’Occidente, combattuta a colpi di propaganda, false notizie e azioni talvolta criminali dei suoi servizi di sicurezza: i casi Skripal e Litvinenko sono solo i più eclatanti.

Appare però eccessivo identificare oggi un «piano coordinato» da parte di Mosca «per aggravare la crisi sanitaria nei paesi occidentali durante la pandemia» – come ha fatto la task force anti-disinformazione EUvsDisinfo dell’Unione Europea. Anche perché l’ecosistema di troll che il Cremlino ha contribuito a stabilire non riesce poi a controllarlo del tutto: è in mano a “imprenditori politici” più realisti del re. In Russia «agiscono 10mila piccoli Putin», secondo il politologo Andrei Kolesnikov del think tank moscovita Carnegie. Si tratta di «conformisti aggressivi» che puntano al vantaggio personale cercando di compiacere il capo. Con effetti che possono rivelarsi controproducenti per il capo stesso. «Mentre le informazioni che i maggiori media russi stanno fornendo sull’epidemia sono adeguate, ci sono all’opera anche i prezzolati predatori della propaganda», spiega Kolesnikov in una nota rilasciata al giornale italiano “il Riformista”.

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«La guerra politica con cui la Russia cerca di dividere, distrarre e demoralizzare l’Occidente non è combattuta da un singolo e disciplinato “esercito della disinformazione», ha notato in un articolo sul Moscow Times l’esperto di servizi di sicurezza russi Mark Galeotti, autore di “Russian Political War” (Routledge, 2019): «È un ecosistema di entusiasti e mercenari, composto da rumorosi presentatori di talk-show, commentatori, pseudo-esperti, magliari, ciarlatani e complottisti». Ed è su questo “ecosistema” che gli investigatori della task force EUvsDisinfo hanno indagato, rilevando una vera e propria campagna anti-occidentale sui temi legati al Coronavirus.

Le conclusioni sono state riprese dalle maggiori testate giornalistiche del continente. «La task force nata per combattere la disinformazione da parte della Russia rischia di diventare essa stessa fonte di disinformazione», notano Stephen Hutchings e Vera Tolz, professori di Studi sulla Russia all’Università di Manchester e responsabili di un progetto accademico che analizza la copertura giornalistica dei media di Stato di Mosca. Contestando il metodo con cui è stato elaborato il rapporto europeo, e stigmatizzando «una profonda incomprensione di come funzionino i media nei sistemi neo-autoritari come quello russo», Huthcings e Tolz parlano di «palesi distorsioni». Ciò che la EUvsDisinfo non ha capito, o non ha voluto capire, è che i “conformisti aggressivi” dell’informazione sono spesso utili al regime di Putin ma non sono direttamente coordinati dal Cremlino.

Se ne utilizza il potere di fuoco quando serve per questioni strettamente legate alla politica estera. Non è il caso del Covid-19. Piuttosto, è probabile che ai vertici dell’amministrazione presidenziale ci si sia parecchio arrabbiati, a sentire qualche strampalato cantore del putinismo dar la colpa al Regno Unito per la creazione del virus – una delle fake news individuate dalla task force di Bruxelles. Perché in realtà Mosca ha sì tentato di sfruttare la crisi globale generata dalla pandemia, ma solo lanciando una campagna d’immagine finalizzata a creare una breccia nel tentativo  di isolamento in cui si voleva relegare la Russia dopo l’indipendenza della Crimea nel 2014.

In particolare, si sta cercando di far passare il messaggio secondo cui in questo momento le nazioni devono agire insieme, e che le sanzioni devono finire. Come ha esplicitamente chiesto Putin al G20 virtuale di fine marzo. È un’offensiva all’insegna del soft-power. L’operazione “Dalla Russia con amore” per l’aiuto sanitario all’Italia, con tutti i suoi limiti, ne è parte. Perché mai il Cremlino dovrebbe lanciare una parallela offensiva di disinformazione proprio in questo momento? Alimentando la percezione della Russia come gangster delle relazioni internazionali, i “piccoli Putin” della propaganda che il regime ha lasciato crescere e prosperare allo zar fanno solo un danno. Del resto, proprio Vladimir Putin ha firmato di recente una legge che prevede pene severe (fino a cinque anni di galera) per chi diffonde false notizie sul Covid-19.

Vi è poi da dire che in questo quadro, le fake news individuate dalla task force europea circolano più in Russia che all’estero. E rischiano di minare la credibilità delle informazioni che Stato e amministrazioni locali stanno fornendo sull’epidemia, e l’efficacia dei provvedimenti decisi per tentare di contenerla. Per ora la situazione della pandemia in Russia è sicuramente migliore dell’Italia: meno di dodicimila contagiati e meno di cento morti, secondo i dati del 10 aprile. Ma la “curva” sta impennandosi. E solo questa, a Mosca come dappertutto, è oggi la priorità.

RED

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