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Pubblicato il giugno 27th, 2014 | Da admin

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Elogio di un generale sovietico tenuto da un soldato americano: ovvero Ernest Hemingway e la Russia

per chi suona la campana«По ком звонит колокол» Рассказывает историю Роберта Джордана, молодого американского бойца Интернациональных бригад, отправленного в тыл франкистов, к партизанам, во время Гражданской войны в Испании. Американский писатель описывает русского генерала …

Ernest Hemingway, instancabile e geniale pellegrino contemporaneo del pianeta terra, che ha percorso in lungo e in largo e con tutti i mezzi di trasporto possibili, dalle proprie stesse gambe, all’automobile, all’aeroplano, alla barca, all’automobile non è mai giunto in terra russa. Soldato d’eccezione, ha partecipato più o meno direttamente alle guerre del suo tempo e ce ne ha lasciato la testimonianza, ma non si è mai trovato ad essere un “sergente nella neve”.

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Eppure Hemingway conosceva i russi. Ne abbiamo chiara testimonianza nel suo “Per chi suona la campana” ambientato in Spagna ai tempi della guerra civile.Fidel Castro ed Ernest Hemingway

Il protagonista, Robert Jordan, è un giovane professore americano di letteratura spagnola catapultatosi volontariamente nella Guerra Civile a difesa del popolo della sua amata letteratura. E’ un letterato americano onesto, e un soldato coraggioso ad incontrare una sera in un albergo della Madrid occupata dalle forze di Resistenza il generale sovietico Golz, da cui riceverà l’ordine che darà il via al soggetto del romanzo e al destino di amore, eroismo e morte del suo protagonista. Golz è un generale in missione in terra straniera, anche il suo nome di battaglia viene deformato nel linguaggio straniero “Hotze”. “Se lo avessi saputo, mi sarei scelto un nome diverso” dice. Golz ha una strana faccia bianca che non si abbronza mai, occhi di falco, un gran naso, labbra sottili e un cranio lucido coperto di cicatrici. Il suo dialogo con Jordan è secco, preciso e professionale ma Hemingway lascia trapelare fra le righe un’altra nota: quella di una profonda consapevolezza della bellezza del mestiere e della sua impossibilità a realizzarsi nella sua pienezza: “E’ un operazione molto complicata e bella” afferma Golz parlando del prossimo attacco che sarà da lui hemingway-photo-by-robert-capadiretto “Ma le operazioni non sono mai mie. Ci si aspetta e si ha il diritto di attendersi che gli ordini siano eseguiti, ma non questo non accade maiGolz parla chiaro e aperto con il suo sottoposto, scherza persino “Mi dicono che siete un professionista nel far saltare i ponti. Li fate saltare veramente?” E quando, accingendosi a riferire ulteriori particolari dell’operazione e ricevendo il rifiuto di Jordan di voler venire a sapere di più , afferma “ E’ meglio non saper niente. Qualche volta anch’io non vorrei saperne nulla” ma lui stesso, Golz, è costretto a sapere tutto. E invita così il sottoposto a bere un bicchiere insieme “Scherzo quando mi pare. Posso scherzare così proprio perché sono serio, ditemi donne ce ne sono lì da voi? Più irregolare è il servizio più irregolare è la vita” Ma Jordan, soldato che opera dietro le linee nemiche, afferma quasi offeso di non aver tempo per pensare solo alle donne. “Voi non pensate mai soltanto alle donne. Io non penso addirittura mai. Perché dovrei pensare? Sono un general sovietique. Non penso mai. Non vi azzardate a farmi pensare. E ora bevete e filate. Avete capito?”

Si” dice JordanHo capito” E così ja inizio la storia del soldato americano in terra spagnola. E col passare dei giorni Jordan avrà spesso modo di ricordare il dialogo con il generale sovietico e di scoprirne la profonda saggezza celata nelle parole.

Incontreremo di nuovo Golz, nelle pagine finali del romanzo. Jordan gli fa inviare rocambolescamente un messaggio comunicante che i nemici hanno anticipato le operazioni delle truppe della resistenza. Ma il biglietto, trattenuto per manie di potenza da un generale francese, giunge troppo tardi. Un aiutante di Golz gli leggerà il biglietto attraverso il telefono. “Si” risponde alla comunicazione “Nous sommes foutus. Oui. Comme tojours. C’est dommage. Oui. Peccato che il messaggio sia arrivato troppo tardi” e intanto Heminway ci dice che il genrale guardava gli aeroplani giunti dalla sua patria e pensava “Come sono belli, sono i nostri aeroplani. Erano giunti dal Mar Nero, scaricati ad Alicante, montati e trovati perfetti e ora splendono nel sole del mattino. Sarebbe stata una bella e complicata operazione. Se nessuno avesse tradito e ognuno avesse fatto il suo dovere”. E si chiude così la comunicazione al telefono “Non. Rien à faire. Faut pas penser. Faut accepter” Ed Hemingway lascia il suo personaggio a guardare gli aeroplani sapendo come sarebbero dovute andare la cose e come invece andavano, ma restando nell’orgoglio per come avrebbero potuto andare, nell’ostinazione di credere che anche se tutto andava male, tutto avrebbe potuto riuscire “Nous ferons tout notre petit possible”. ernest-hemingway frases

Noi faremo tutto il possibile. Così devono aver detto e fatto molte volte nel corso della storia molti uomini di guerra russi, non solo generali, ma anche semplici soldati nella neve. E così queste migliaia di uomini hanno protetto la loro terra. Hemingway doveva averlo capito. Così oggi vogliamo rendere omaggio allo scrittore americano così come egli nel suo romanzo ha reso omaggio al coraggio e alla fermezza russa.

Francesca Brienza

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