Commercio

Pubblicato il dicembre 2nd, 2015 | Da admin

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ED ORA ARRIVANO LE SANZIONI RUSSE: LA TURCHIA E L’EUROPA TREMANO ANCHE PER IL SETTORE ORTOFRUTTICOLO

L’inasprimento delle relazioni politiche tra Russia e Turchia rischia di mettere in crisi l’intero settore ortofrutticolo europeo. Non si può infatti non pensare all’introduzione di possibili misure restrittive nei confronti Mercato delle donne in Manvgat  inTurchiadelle importazioni di prodotti ortofrutticoli della Turchia, sui quali il Cremlino si è già mosso per realizzare stringenti controlli fitosanitari in seguito all’abbattimento dell’aereo russo al confine tra Siria e Turchia. La paura per il mercato ortofrutticolo europeo, già ampiamente colpito nelle ultime annate dall’embargo russo, è dietro l’angolo visto che gli scambi commerciali tra i due Paesi raggiungono livelli molto elevati. Basti pensare che, nel 2014, la Turchia ha esportato in Russia ben 1,33 milioni di tonnellate di frutta e verdura, per un valore di quasi 900 milioni di Euro. Nella lista degli articoli turchi più commercializzati nella Federazione Russa vi sono il pomodoro, cipolla, cetrioli, peperoni, agrumi, uva da tavola e ciliegie.

Carlo Bianchi FruitimpreseCome si apprende in una nota di Italfruit NewsCarlo Bianchi, coordinatore di Fruitimprese, dice: “Approfittando dell’embargo, la Turchia ha incrementato del 15% i flussi di esportazione di ortofrutta verso la Russia, passando da 1 milione e 70 mila tonnellate del 2013 a 1 milione e 330 mila tonnellate nel 2014 .  Anche noi – prosegue sempre Bianchiabbiamo avuto notizia che i controlli alle frontiere sono più severi ma, almeno per il momento, sembra non siano state prese misure più restrittive. E’ del tutto evidente che un eventuale embargo imposto alla Turchia comporterebbe ulteriore pressione sul mercato europeo vista la potenzialità produttiva del Paese. Del resto – conclude il coordinatore di Fruitimprese – già con la proroga delle sanzioni al 31 gennaio 2016 eraTurchia la Aksun una delle maggiori aziende turche di fichi neri venduti in Europa a marchio Miracle Fruit lecito aspettarsi che anche l’embargo da parte delle autorità russe nei confronti delle esportazioni europee fosse mantenuto. L’ortofrutticoltura italiana subirà un ulteriore gravissimo danno in quanto la Russia è il principale mercato di sbocco al di fuori dell’Unione Europea e l’obiettivo del Governo italiano , ad esempio, di far crescere l’export agroalimentare fino a 50 miliardi di euro nei prossimi cinque anni sarà sicuramente ridimensionato”.

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Nel 2014, la Turchia ha immesso nei Paesi dell’Ue 592.675 tonnellate di frutta fresca e 177.124 di verdura. La Turchia è il principale competitor per i pomodori di AlmeriaL’importazione Ue di frutta e verdure provenienti dalla Turchia ha raggiunto quota 767 milioni di euro per la frutta e 133 milioni di euro per le verdure. I prodotti più importati sono stati gli agrumi, i fichi e l’uva passa per la frutta, mentre per la verdura sono il pomodoro ed il peperone. Secondo gliLeonardi  azienda operante all'ingrosso presso il mercato ortofrutticolo di Verona importatore dalla Turchia ultimi dati Eurostat, nei primi 9 mesi del 2015 le importazioni Ue di frutta e verdura fresche provenienti dalla Turchia sono diminuite del 5% in volume e del 6% in termini di valore, a fronte di una maggiore attività commerciale degli operatori turchi in Russia.

Nel frattempo, sul fronte Associazione sementiera turca Tsuab in occasione di un incontro a Bologna in Italiainterno, il presidente Vladimir Putin ha dovuto affrontare la polemica sulla decisione di distruggere i cibi sequestrati sotto embargo. Secondo un sondaggio del Centro di studi sull’opinione pubblica (VTsIOM) effettuato su 1.600 persone di 132 città, circa il 44% sarebbe infatti “non favorevole” a tale decisione governativa di distruggere i cibi sotto embargo. Solo il 10% degli intervistati è “sicuro” che la distruzionePutin - Erdogan degli alimenti fermerà il contrabbando, mentre il 25% propone di donarli ai cittadini più bisognosi. Una soluzione, quest’ultima, che è stata oggetto anche di una petizione popolare, firmata da 300 mila russi.

RED

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