Confindustria

Pubblicato il febbraio 6th, 2018 | Da Redazione Russia News

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CRESCE LA PRODUZIONE INDUSTRIALE IN LOMBARDIA: IL 40% ARRIVA DALL’EXPORT

Milano – Prosegue il trend positivo dell’economia lombarda. Nell’ultimo trimestre del 2017, la produzione industriale della regione più ricca d’Italia ha confermato i segnali di ripresa che si erano già manifestati nel corso dell’anno, con una accelerazione del tasso di crescita che ha toccato un ragguardevole +5,1% che si è tradotto in un 3,7% finale che rende ottimistiche le aspettative degli operatori economici, sia in termini di domanda estera che interna. Se si eccettua il tessile (-0,8%), infatti, tutti i settori industriali per il resto hanno fatto registrare variazioni positive, certificando un trend che fa presagire scenari favorevoli anche per il prossimo biennio 2019-2020.

Netta la differenza registrata rispetto allo stesso periodo del 2016, con un effetto trascinamento sull’anno appena iniziato, che porta a prevedere di un trend positivo stimato attorno all’1,7%. A ciò ha contribuito in maniera sostanziosa la crescita delle esportazioni (circa il 40% della quota fatturato), a conferma che l’internazionalizzazione continua ad essere il vero antidoto ad una crisi che per lungo tempo ha rallentato e danneggiato, il sistema di piccole e medie imprese da sempre cuore pulsante del sistema economico del nostro paese. Ancora a singhiozzo invece l’occupazione, anche se l’auspicio è che il consolidamento della congiuntura positiva possa finalmente trainare anche la crescita del numero dei posti di lavoro occupati.

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Si è tenuta stamani presso la sede milanese di UnionCamere, la consueta conferenza stampa con cui sono stati presentati i dati inerenti la congiuntura economica in Lombardia nell’ultima parte dello scorso anno. Ne è emerso uno spaccato all’insegna del cauto e moderato ottimismo, pur non mancando critiche ed appelli al mondo politico, in vista delle ormai imminenti scadenze elettorali sia a livello nazionale che regionale.

“L’andamento della produzione del settore manifatturiero lombardo – ha osservato Gian Domenico Auricchio, Presidente di UnionCamere Lombardiaci consegna dei risultati molto positivi nel quarto trimestre 2017. La produzione industriale aumenta dell’1,9%, rispetto al trimestre estivo, ed addirittura del 5,1% se paragonato allo stesso periodo del 2016, portando l’indice della produzione industriale a quota 109,7. Questi risultati dimostrano che la Lombardia sta proseguendo il processo di crescita, che si protrae ormai da 19 trimestri nonostante la debole intensità di alcuni incrementi e qualche sporadica battuta d’arresto. Anche per le imprese artigiane, l’andamento è positivo, con una variazione congiunturale del +0,7% ed una variazione tendenziale del +3,1%, con un indice della produzione che in questo caso si porta a quota 97,3. Se si eccettua il tessile che ha fatto rilevare un decremento comunque contenuto (-0,8%), spiccano ta i settori in crescita la siderurgia e le pelli-calzature con un incremento, in media annua, che sfiora il 6%, seguiti da meccanica, gomma-plastica, chimica e minerali non metalliferi. Al buon andamento della produzione industriale, si accompagnano tassi di crescita significativi anche per il fatturato (+2,6% sul trimestre scorso e +5,6% su base annua) e per gli ordinativi sia per il mercato estero che per quello interno, riducendo il gap che aveva caratterizzato gli anni precedenti: in media annua, gli ordini interni sono aumentati del 5,2% mentre quelli esteri del 7,5%”. Insomma, numeri e segnali davvero incoraggianti “ed anche se è vero che siamo arrivati al 19mo trimestre consecutivo in territorio positivo, – ha avvertito lo stesso Auricchio – guai ad abbassare la guardia, perché in un contesto così dinamico come quello globalizzato, basta davvero poco per ritrovarsi di nuovo punto e a capo. Per questo è necessario mantenersi cauti”.

E’ stato poi il turno di Pietro Ferri, Professore Emerito di Economia Politica dell’Universita’ di Bergamo, che ha snocciolato i dati che confermano questo trend positivo.

Ma quali sono gli scenari macroeconomici? I segnali di crescita della produzione industriale si confermeranno anche per quest’anno con un PIL che dovrebbe incrementarsi dell’1,5%. “L’economia lombarda – ha osservato Massimo Guagnini, responsabile di Prometeiasi allinea alle previsioni sul trend del Prodotto Interno Lordo italiano, ma molto dipenderà anche da quello che accadrà nel resto del mondo. Per tale motivo, preferiamo mantenerci cauti. L’arretramento della domanda interna ha un po’ ridimensionato la crescita delle esportazioni che comunque ha portato alla crescita del 3,7% di cui si discuteva in precedenza”.

Molto atteso l’intervento del neo presidente di Confindustria Lombardia, Marco Bonometti che non ha risparmiato stoccate alla classe politica colpevole, a suo dire, di non credere eccessivamente al processo di industrializzazione. “La comunanza di idee con la UnionCamere del presidente Auricchio – ha esordito – ci permetterà di fare un ottimo lavoro, mentre occorre valorizzare nuovamente la risorsa rappresentata dalle filiere. In tal senso, annuncio che ConfIndustria Lombardia intende fare squadra e sistema con gli altri attori del sistema economico, come la Regione Lombardia, UnionCamere e ConfArtigianato.

Poi l’analisi dei dati. “Sono cresciute le esportazioni – ha proseguito il suo intervento –, ma il dato inerente l’aumento degli investimenti su base regionale (+30%) mi sembra altrettanto significativo. E’ vero che il saldo dell’occupazione è pari a zero, ma va anche sottolineato che sono state davvero poche le imprese che si sono rivolte alla cassa integrazione, ovvero il 7%. La Lombardia sta crescendo, è vero, ed è stata trainata dal trend europeo. Ma siamo ancora indietro rispetto alle regioni dell’Europa più virtuose e per far ciò l’Italia deve assumersi la responsabilità di approntare una politica industriale degna di un paese sviluppato”.

E qui sono arrivate le stilettate al mondo politico. “Dobbiamo far capire alla classe politica – ha evidenziato – che l’industria è il motore oltre che l’asse portante della nostra economia. I fattori di crescita sono dovuti all’export, grazie alle imprese che hanno deciso di innovare i propri prodotti, ed agli investimenti che sono la risposta al Piano Calenda e che nascono dalla consapevolezza che senza di essi si è fuori dal mercato. Le macchine di oggi sono molto più efficienti, giusto per fare un esempio banale, di quelle di dieci anni fa. Per colmare il gap anche in termini di know how professionale, stiamo cercando di formare nuove figure lavorative con l’esperimento dell’alternanza scuola/lavoro in maniera tale da dotare le imprese di forza lavoro adeguata alle nuove sfide dell’innovazione. Vogliamo che la Lombardia sia una regione competitiva, sotto tutti i punti di vista. Comprese le infrastrutture e lo snellimento delle procedure burocratiche che devono mettere le imprese in condizioni di competere con i concorrenti stranieri, e tedeschi in particolare. Abbiamo mezzi, teste e risorse per far sì che la Lombardia sia il volano della ripresa del nostro paese, ma deve poterlo fare. Senza l’impresa – ha poi concluso Bonomettinon si va da nessuna parte. L’opinione pubblica deve convincersi che la strada dello sviluppo e del benessere passa per la competitività del sistema lombardo, attraverso cui è possibile anche trovare lavoro”.

Sulla stessa lunghezza d’onda, il Presidente di Confartigianato Lombardia, Eugenio Massetti, intervenuto in rappresentanza delle Associazioni Regionali dell’Artigianato che ha battuto il tasto del valore artigiano della filiera, quale altro fattore da valorizzare per consolidare ulteriormente la ripresa in atto.

“Alla politica, indipendentemente dagli schieramenti in campo e da ciò che essi propongono, chiediamo – ha affermato Massetti di controllare il PIL ed il debito pubblico. In particolare su quest’ultimo, quali sono gli sprechi e la spesa improduttiva che occorre tagliare in modo da riportarlo sotto controllo creando un ambiente più aderente alle imprese ed al mondo del lavoro. Così come di avere un’attenzione particolare sulla digitalizzazione e sull’innovazione, considerando che le nostre imprese ci hanno puntato molto in questi ultimi anni per reggere le sfide con le loro omologhe internazionali. L’ultimo punto che spero venga preso in considerazione nell’immediato futuro è il credito d’imposta, che per le imprese artigiane riveste una grossa importanza. In merito ai dati congiunturali, che riguardano l’artigianato ci riteniamo abbastanza soddisfatti perché la ripresa riguarda trasversalmente quasi tutti i settori ed anche le dimensioni di impresa. Si è poi capovolta la situazione del rapporto fra le imprese che vanno bene e male dal momento che si è passati da un 20/80 ad un ben più incoraggiante 80/20. Resiste dunque il cuore del “valore artigiano” che è la caratteristica distintiva delle nostre imprese e che sintetizza creatività, manualità, tecnologia e personalizzazione”.

Francesco Montanino





 

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