Chi può operare su base globale? - Russia News / Новости России

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Pubblicato il Giugno 16th, 2022 | Da Redazione Russia News

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Chi può operare su base globale?

Alcuni imprenditori tendono a pensare che operare su base globale sia qualcosa di adatto solo ad aziende di grandi dimensioni.

Nulla di più sbagliato perché ogni impresa con prodotti propri che possano trovare buona accoglienza nei mercati del mondo può ragionevolmente darsi una strategia di internazionalizzazione. Per forza di cose il tipo di prodotto influenzerà ile caratteristiche dell’intervento, quindi non è possibile dare dei suggerimenti validi per qualsiasi impresa, tuttavia valutare le possibilità di internazionalizzare la propria impresa è sempre raccomandabile..

Normalmente si tende a pensare che per le imprese di più piccole dimensioni non abbia senso tentare di muoversi su base globale, ma questo non è assolutamente vero. Ovviamente fare affermazioni ottimistiche è facile, perciò passiamo a fare due esempi di imprese di dimensioni medio-piccole che, per aver scelto la strada dell’internazionalizzazione, sono riuscite a dare una forte spinta in avanti alla propria presenza nei mercati e, conseguentemente, ad accrescere il proprio fatturato.

Nel rispetto della privacy le due imprese non vengono citate coi loro nomi ma semplicemente con le lettere A e B.

Impresa “A” – Settore VITIVINICOLO

L’impresa A è stata fondata in Romania da un imprenditore Italiano che, in un’ottica di diversificazione delle proprie attività, una quindicina d’anni fa acquistò una vecchia azienda vitivinicola rumena che disponeva di terreni per la coltivazione di vitigni di qualità, ma che era dotata di attrezzature a dir poco obsolete ed era praticamente priva di una struttura commerciale.

Quell’azienda vitivinicola era ormai in totale declino quindi l’imprenditore italiano l’acquistò ad un ottimo prezzo e mise in atto il suo piano consistente in quanto segue:

  • Espianto dei vigneti esistenti e riassesto dei terreni; subito dopo si procedé a piantare nuovi vitigni altamente qualificati;
  • Costruzione di stabili adatti a contenere tutte le apparecchiature di produzione, imbottigliamento, imballo e spedizione, il laboratorio enologico e, ovviamente, gli uffici;

Una volta che i vigneti furono pronti, venne avviata la produzione di una gamma di vini biologici sotto il diretto controllo di agronomi ed enologi italiani altamente specializzati.

In breve tempo, a seguito di partecipazioni alle principali manifestazioni fieristiche europee, l’impresa A ha poi ottenuto importanti premi e riconoscimenti che sono il miglior biglietto da visita per la creazione di una rete commerciale che, ad oggi, copre l’Europa. Recentemente sono stati inseriti nella rete anche importatori dell’Estremo Oriente e Nordamerica, mercati che al momento vengono sviluppati da questi importatori per l’introduzione dei vini di A.

Fra i progetti per l’immediato futuro c’è quello di trasferire l’imbottigliamento nelle zone di maggiore vendita, in particolare quelle fuori Europa. Questo favorirà le condizioni di trasporto del vino che, essendo un prodotto vivo, può subire mutazioni anche importanti nelle sue caratteristiche organolettiche. Inoltre si otterranno anche importanti riduzioni del costo di trasporto.

In cosa consiste la internazionalizzazione dell’impresa A?

  • Scegliere di produrre in un paese diverso da quello dell’imprenditore: questo non per motivi di carattere fiscale, ma per la qualità dei terreni, il microclima della zona particolarmente favorevole alla coltivazione della vite, la vicinanza geografica ad un mercato importantissimo come quello della Russia, oggi purtroppo penalizzato dalle tristemente note sanzioni, tuttavia una soluzione è già allo studio.
  • Portare sul luogo di produzione dall’Italia il personale più qualificato per garantire la massima qualità possibile dei prodotti.
  • Come indicato sopra, esistono già progetti mirati a migliorare gli aspetti logistici ed a garantire il mantenimento delle caratteristiche organolettiche dei prodotti durante la fase di trasporto.

Impresa “B” – Settore ABBIGLIAMENTO SPORTIVO

Il caso dell’impresa B, registrata in Germania dove ha anche la propria sede operativa, è quanto mai simile a quello di marchi molto più famosi, seppure in scala più piccola.

L’attività di B consiste nel far disegnare da specialisti freelance del settore una gamma di prodotti che comprende giacche e pantaloni sportivi, camicie, polo, T-shirt, gilet per attività sportiva all’aperto, berretti, borselli e molto altro. I prodotti, tutti di qualità medio-alta e connotati da un marcato family feeling, oggi vengono realizzati da subcontractor di molti paesi sia europei che extra europei.

In cosa consiste la internazionalizzazione dell’impresa B?

Partita con una gamma limitata, interamente prodotta in Germania e venduta sia in un store di proprietà dell’impresa che attraverso una rete di rivenditori presenti nei vari Länder tedeschi, l’impresa B ha allargato la propria gamma commissionandone la produzione della nuova parte a subcontractor stranieri e, nello stesso tempo, ha dato il via alle vendite online.

Questa scelta ha fatto sì che le vendite abbiano avuto un’impennata ed ora il management di B sta valutando la creazione di una rete di negozi in franchising nei mercati di maggiore diffusione dei propri prodotti.

La produzione nelle aree dove a breve sorgeranno i punti di vendita in franchising presenta anche due importanti vantaggi:

  • poter contare su spese di trasporto molto ridotte e, come nei Paesi Asean o Mercosur, sull’assenza di dazi d’importazione;
  • adeguare il prodotto agli standard del mercato locale: non tutte le etnie hanno le stesse caratteristiche fisiche quindi l’adeguamento dei capi d’abbigliamento o delle calzature, come in questo caso, è una necessità.

I casi della imprese A e B, pur se rappresentano solo una fase iniziale dei rispettivi processi di internazionalizzazione, sono emblematici per dimostrare che non è la dimensione dell’impresa a determinare se può tentare la strada dell’internazionalizzazione.

I fattori che possono consigliare l’adozione di una strategia di internazionalizzazione, quindi, sono influenzati principalmente dal fatto che i prodotti siano vendibili in un numero adeguato di mercati esteri e che possano trarre vantaggio dall’introduzione di qualche forma di contenuto locale. Questo come primo livello, poi ci sono da valutare anche altri fattori come la possibilità di evitare il pagamento di dazi d’importazione, ad esempio grazie al completamento del prodotto nel paese di destinazione. Come possiamo ben comprendere, i fattori da considerare sono moltissimi ed impossibili da elencare quindi ogni operazione di internazionalizzazione va studiata come progetto a sé stante.

Non va poi dimenticato che in alcuni paesi, fra i quali l’Italia, è possibile ottenere finanziamenti a livello regionale o statale di progetti d’internazionalizzazione. Questo può essere di grande aiuto per tutte quelle imprese che non dispongono delle risorse economiche necessarie per questo tipo di operazioni, quindi tratteremo specificatamente questo argomento in uno dei prossimi articoli di questo ciclo dedicato all’internazionalizzazione.

Alberto Bertoni

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