Esteri

Pubblicato il marzo 2nd, 2020 | Da Redazione Russia News

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Il caso di Idlib in Siria sta provocando gravi tensioni tra Russia e Turchia

A causa di un attacco aereo in Siria, a Idlib, 33 persone sono rimaste uccise, 36 ferite. Lo ha riferito il governatore di Hatay – la regione della Turchia adiacente alla Siria – Rahmi Dogan. Secondo le informazioni del Ministero della Difesa russo, i soldati turchi finiti sotto il tiro dall’esercito siriano nella zona di de-escalation non avrebbero dovuto trovarsi lì. Su richiesta di Ankara, il Consiglio NATO terrà consultazioni sulla situazione a Idlib, a livello degli ambasciatori degli Stati membri dell’Alleanza.

La notte del 28 febbraio, la situazione a Idlib, in Siria, è peggiorata bruscamente. Le truppe di Bashar al-Assad hanno colpito posizioni di miliziani di Hayat Tahrir al-Sham (organizzazione terroristica vietata in Russia). Come risultato dell’attacco militari turchi sono morti o sono stati feriti. In tal modo è stata descritta la situazione dal Ministero della Difesa russo. Il giorno prima i terroristi hanno tentato di lanciare un’offensiva nell’area dell’insediamento di Behun, ha spiegato il dipartimento. L’esercito siriano ha aperto il fuoco. Sotto il fuoco sono finite “formazioni tattiche di gruppi terroristici presenti”. L’aviazione delle forze aerospaziali della Russia non è stata utilizzata, ha sottolineato il Ministero della Difesa.

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Allo stesso tempo, secondo il segretario stampa del leader russo Dmitrij Peskov, Vladimir Putin non volerà a Istanbul il 5 marzo per incontrare il collega turco. Lo stesso Recep Tayyip Erdogan in precedenza aveva annunciato l’intenzione di parlare col leader russo. La posizione da parte russa, a RIA Novosti, è stata spiegata dall’esperto nali ndr.) Viktor Murakhovskij. L’esperto ha osservato che “secondo gli accordi esistenti, i turchi avrebbero dovuto informare il quartier generale del nostro gruppo in Siria, in base alle linee di prevenzione del conflitto, in merito alle rotte di movimento e alle aree di dispiegamento delle unità turche”.

Ha aggiunto: “Da come ho capito, loro non hanno riferito che il gruppo tattico del battaglione della 65° brigata meccanizzata e della 8° brigata di fanteria operavano in quella zona. In quella direzione operava la 25° divisione delle forze speciali in Siria, come risultato, quest’area non era destinata all’impatto dell’aviazione e dell’artiglieria, ma è stata colpita poiché occupata dalle formazioni di “Hayat Tahrir al-Sham”  dotate di  armamentari pesanti”.

Ankara non ha fornito una risposta chiara su ciò che è accaduto nella regione di Behun. Il capo del dipartimento di pubbliche relazioni dell’amministrazione del leader turco, Fahrettin Altun, ha dichiarato che la Turchia “ha esercitato il diritto all’autodifesa”. Secondo le sue parole, i militari “conformemente al diritto internazionale hanno partecipato a un’operazione volta a prevenire una catastrofe umanitaria a Idlib”. I funzionari turchi, in relazione all’incidente, non menzionano le forze aerospaziali russe, ma fanno ricadere la responsabilità della morte dei loro militari su Damasco. Una cauta ipotesi sul possibile coinvolgimento di Mosca è stata espressa solo dal segretario generale della NATO Jens Stoltenberg che ha condannato gli attacchi “condotti a Idlib dal regime di Bashar al-Assad e dalla Russia che lo sostiene”, ha riferito l’agenzia turca Anadolu.

Il vicepresidente turco Fuat Oktay ha dichiarato che Bashar al-Assad e i suoi sostenitori pagheranno un prezzo elevato per l’accaduto. Ankara sta preparando attacchi aerei e di terra contro l’esercito siriano. Aleksej Khlebnikov, un’altro esperto del Consiglio Russo per gli Affari Internazionali, valuta la moderazione delle dichiarazioni rilasciate dai funzionari turchi alla Russia come un segnale positivo: “Entrambe le parti non vogliono un’escalation. Questo può essere valutato anche dal messaggio del nostro Ministero della Difesa: Mosca ha chiesto alle forze siriane di fermare gli attacchi in modo che la Turchia possa portar fuori i propri feriti. Ankara vuole ulteriormente promuovere i propri interessi, per Erdogan è importante mostrare una posizione irremovibile davanti al suo pubblico interno, dal momento che di problemi ne ha già abbastanza: sociali, economici e con l’opposizione. Ora dipende molto da come finirà la riunione di emergenza del Consiglio della NATO”.

Khlebnikov ricorda che anche dopo l’abbattimento del bombardiere russo nel 2015, da parte dell’Aeronautica turca, Mosca e Ankara riuscirono ad aggiustare le relazioni. “Tuttavia, oggi i rischi sono molto più elevati”, ha aggiunto l’esperto.

La Turchia sta già parlando di un “attacco alla NATO”. Tale dichiarazione è stata rilasciata il giorno stesso, 28 febbraio, dal rappresentante ufficiale del Partito di Giustizia e Sviluppo, Omer Celik all’inizio delle consultazioni di Ankara con l’Alleanza del Nord Atlantico, sottolineando: “Non lo vediamo come un attacco contro un Paese, la Turchia, ma come un attacco alla comunità internazionale. Ci aspettiamo una reazione totale. Avanzeremo iniziative in merito”.

Stoltenberg ha confermato che il Consiglio NATO, su richiesta della Turchia, discuterà della situazione in Siria. La Turchia ha ricevuto il sostegno di Washington, il Dipartimento di Stato ha affermato: “Gli Stati Uniti e la Turchia sono partner strategici e alleati. Stiamo conducendo strette consultazioni sulla situazione a Idlib, dove gli attacchi del regime siriano e della Russia hanno portato all’esito che quasi un milione di civili innocenti stanno sfollando e all’uccisione di soldati turchi”.

Il rappresentante permanente degli Stati Uniti presso la NATO ha espresso la speranza che Ankara abbandonerà i sistemi missilistici antiaerei russi S-400. Il rappresentante di Washington ha osservato che ciò che sta accadendo ora a Idlib dovrebbe “prevalere su tutto ciò già in atto tra Turchia e Russia”. Mosca e Ankara stanno collaborando strettamente non solo nel campo militare, ma anche in quello energetico: è stato realizzato “il gasdotto turco” e la centrale nucleare di Akkuyu è in costruzione. Tuttavia, in precedenza, fonti della NATO hanno comunicato ai giornalisti che l’Alleanza non sta prendendo in considerazione l’idea di porre in vigore il 5° articolo del suo statuto, secondo il quale, quando viene attaccato uno dei membri dell’organizzazione, tutti gli altri dovrebbero intervenire nel conflitto.

L’Alleanza ritiene che la Turchia sia in grado d’affrontare autonomamente l’esercito siriano nel nord della Siria. Inoltre, non tutti i membri dell’Alleanza sostengono l’operazione militare di Ankara nel territorio di un altro stato. Un simile punto di vista è stato espresso in una conversazione con RIA Novosti da un esperto del Centro di Analisi Politiche di Ankara Orkhan Gafarly: “La questione non sta nel fatto se la Turchia voglia davvero utilizzare il 5° articolo, ma nel fatto che Ankara sta aspettando il pieno sostegno degli alleati della NATO in Siria”, ha spiegato: “Ciò rafforzerà la posizione della Turchia nei colloqui sulla Siria e contribuirà a fermare Assad”.

Il 5° articolo ha troppe interpretazioni, chiarisce l’esperto: “La Turchia non è un membro dell’Alleanza che possa dettare la sua interpretazione. In particolare, la Carta della NATO parla di un attacco a un Paese e non di operazioni militari condotte all’estero”. L’esperto ha inoltre sottolineato che lo spazio aereo della Siria è importante per la Turchia. Ankara non può usarlo, tuttavia, a tal fine possono essere d’aiuto i partner della NATO e gli Stati Uniti.

Nel complesso, comunque, secondo Gafarly, anche dopo la morte dei suoi 33 militari Ankara intende proseguire il dialogo con la Russia e risolvere la crisi di Idlib. Un punto di vista opposto, sempre in una conversazione con RIA Novosti, è stato espresso dall’analista politico turco Bilal Sambur, il quale ritiene che la situazione possa svilupparsi verso uno scenario negativo: “Il governo turco ha affermato che il proprio esercito risponderà all’attacco per vendicarsi. Possiamo aspettarci grandi scontri tra le due forze. Il conflitto tra Siria, Russia e Turchia s’intensificherà. Ankara non ha intenzione di ridurre la tensione, la Turchia vuole una rivalsa”. Ankara accusa Mosca di essere “una reale potenza che sostiene il regime siriano”. “Finché la Russia supporterà la Siria non ci sarà soluzione alla crisi di Idlib”, ha sottolineato Sambur. Il politologo ha inoltre spiegato che la società turca, la massa, in particolare, è infuriata: “I sentimenti nazionalisti si sono surriscaldati, è molto difficile controllare l’indignazione pubblica”.

La pietra d’inciampo tra la Russia e la Turchia, in Siria, è la convinzione da entrambe le parti che gli accordi di risoluzione precedentemente raggiunti non vengano attuati.

Secondo Ankara, la Russia dovrebbe fermare le truppe di Assad. Recep Tayyip Erdogan ha avvertito che la Turchia è pronta in qualsiasi momento ad iniziare un’operazione militare: “Se i paesi con cui stiamo negoziando non faranno ciò che è necessario a Idlib, lo faremo noi stessi. Un risultato delle discussioni che ci soddisfi non è ancora in vista. Siamo pienamente preparati per la nostra operazione a Idlib, è solo una questione di tempo”.

La parte russa, a sua volta, ha ripetutamente sottolineato che la Turchia non ha adempiuto ai suoi obblighi e non ha separato l’opposizione armata, con la quale negoziare, dai terroristi: “Assolutamente, abbiamo smesso di essere soddisfatti dopo l’inizio sul territorio di Idlib dell’offensiva dei miliziani e dei gruppi terroristici contro le forze armate siriane e le strutture militari russe. Qui è finito il nostro consenso”, ha spiegato il rappresentante del presidente russo Dmitrij Peskov.

Il politologo turco Onur Sinan Gjuzaltan, in un’intervista a RIA Novosti, ha confermato la posizione ufficiale di Ankara: “Coloro che hanno organizzato questo colpo infame non solo hanno mirato ai soldati turchi, ma anche alla cooperazione regionale tra Turchia, Russia e Iran”, è convinto che: “Se Mosca vuole mantenere relazioni di alleanza con Ankara, le autorità russe dovrebbero punire i responsabili dell’attacco. Si dovrebbero inoltre adottare misure per impedire che tali attacchi si ripetano in futuro”.

Gjuzaltan ha inoltre spiegato la logica delle azioni da parte turca: “Mosca dovrebbe comprendere la preoccupazione della Turchia per Idlib e la Siria settentrionale in generale, a causa della possibilità di una nuova ondata migratoria e della continua attività delle organizzazioni terroristiche (i curdi – secondo Ankara ndr.) “Unione Democratica” (PYD  ndr.), “Forze di Protezione Popolare” (YPG ndr.).

Allo stesso tempo, l’esperto del RSMD Viktor Murakhovskij ha spiegato in che modo la posizione russa si rapporta nei riguardi di quanto accaduto alla vigilia dell’attacco su Idlib: “Ankara avrebbe dovuto capire che viola gli accordi e non soddisfa i suoi obblighi”, sottolineando: “I due punti principali di questi accordi: il primo è la creazione di una zona dalla quale rimuovere le armi pesanti, il secondo – avrebbero dovuto trasmettere le coordinate delle zone dove si trovano gli islamisti radicali e dove si trova l’opposizione armata sostenuta da Ankara. Non lo hanno fatto per una ragione ovvia: perché sul campo di battaglia le unità turche risultano mescolate con i gruppi armati illegali di “Hayat Tahrir al-Sham”. Questo, in generale, non era un segreto – sul web è apparso un video sul quale si vede l’artiglieria turca in mezzo ai miliziani. La stessa Ankara lo ha di fatto riconosciuto inviando una richiesta di rimozione dei feriti, in elicottero, dal luogo dove si trovavano i miliziani di “Hayat Tahrir al-Sham” che si stavano concentrando per portare un attacco contro l’avanzata dell’esercito siriano”.

RED

Fonte: RIA Novosti

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