Commercio

Pubblicato il agosto 4th, 2017 | Da Redazione

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ANTONIO BORELLO (BPC): “QUESTO E’ IL MOMENTO GIUSTO PER INVESTIRE IN RUSSIA”

Milano – A poco più di un mese dal rinnovo dell’anacronistico quanto deleterio regime delle sanzioni nei confronti della Russia, esiste ancora molta confusione da parte dei produttori che ancora percepiscono l’ingresso nel mercato russo come un qualcosa di arduo e quasi improponibile.

Abbiamo provato a fare il punto della situazione con Antonio Borello, direttore del Gruppo BPC International partendo dalle prospettive economiche dell’intera area eurasiatica, per poi analizzare nello specifico la situazione per i settori dell’agroalimentare e della meccanica. Fino ad individuare nella delocalizzazione dell’attività produttiva e nella partnership con imprese russe, delle possibili quanto valide alternative per sviluppare un business che – mai come in questo momento – presenta delle opportunità davvero allettanti da cogliere.

Si conferma il trend di ripresa dell’economia russa – ha osservato Borelloe di tutte le repubbliche ex sovietiche che ruotano attorno ad essa. Sicuramente lo scenario macroeconomico delle relazioni internazionali non è ancora migliorato come ci si attendeva perché la conferma delle sanzioni  e delle controsanzioni non aiuta. Recentemente c’è stata anche la presa di posizione da parte degli Stati Uniti, e purtroppo a breve non vediamo una schiarita da questo punto di vista. Il commercio con l’Europa continuerà a risentirne, ma resto sempre dell’idea che la ripresa economica russa supportata da un PIL in rapida e costante crescita, il rafforzamento del rublo e l’aumento del potere di acquisto dei cittadini russi e dell’intera area, suggeriscono una strategia commerciale differente, provando magari a portare un prodotto nell’ottica di maggiori investimenti da effettuare all’intero della stessa Federazione”.

  • Parliamo della Russia e dell’annoso problema delle sanzioni. È possibile fare una panoramica per chiarire quali sono i settori che sono toccati da questo meccanismo particolare che tanti problemi sta creando a molte imprese italiane?

“Non tutti i settori – puntualizza Borello – sono toccati dalle sanzioni e dalle controsanzioni. Sicuramente la Russia ha bloccato l’import di tutti i prodotti a base di latticini, quindi formaggi, ed anche quelli freschi in generale come quelli dell’ortofrutta. Tanti prodotti che non appartengono all’agroalimentare invece possono essere tranquillamente esportati. A conferma di ciò, posso dire che il rallentamento in generale delle esportazioni dell’agroalimentare è stato attribuito alle controsanzioni, quando in realtà negli ultimi anni la causa principale era da far risalire piuttosto alla perdita del potere di acquisto del rublo ed al rallentamento dell’economia russa, che hanno inciso pesantemente su tutti i settori legati all’export. In questo momento, sta andando molto bene la meccanica che presenta prospettive molto rosee, sia perché si tratta di un settore tradizionalmente forte che sta dando un buon contributo alla ripresa, sia e soprattutto perché le istituzioni russe stanno puntando sull’industrializzazione con la creazione di un tessuto economico-industriale autoctono. E per questo motivo hanno necessità di disporre di macchinari, per poter produrre beni al proprio interno”.

  • Per quei settori esposti alle sanzioni e che hanno maggiori difficoltà nell’accedere al mercato russo, esistono delle alternative legalmente valide?

“Per i prodotti sottoposti a sanzioni, non esistono escamotage che tengano. Però quando parliamo di prodotto finito, dobbiamo ben distinguere se si tratta di un componente o meno perché in quel caso, dopo aver esaminato attentamente il caso, un’alternativa potrebbe essere quella di puntare ad una partnership industriale e commerciale con un’omologa della Federazione Russa per completare il processo di trasformazione, se si tratta ad esempio di un semilavorato che necessita di un’ulteriore fase della produzione per poter quindi diventare prodotto finito a tutti gli effetti. Ciò permetterebbe di aggredire ugualmente il mercato russo, aggirando questi vincoli. Senza per questo dimenticare inoltre che questo regime delle sanzioni e delle controsanzioni, ha creato indubbiamente delle barriere all’ingresso, e quelle imprese che decidono di avviare un’attività produttiva in loco hanno delle vere e proprie praterie molto interessanti da poter percorrere. Questo perché il mercato russo, come accennavo in precedenza, si sta industrializzando ma non dispone ancora di macchinari e di quel know-how necessari, per produrre ad esempio formaggi o salumi. Know-how che invece è il fiore all’occhiello delle piccole e medie imprese della nostra penisola, che possono perciò approfittare con successo di questo particolare momento storico per delocalizzare parte della propria produzione o creare anche un prodotto ex-novo”.

  • Può fornirci un caso di successo di un’impresa da voi seguita nei processi di internazionalizzazione, che ha sviluppato in maniera proficua un business nei paesi dell’area eurasiatica?

“C’è una società di apparecchiature sanitarie, con un medicale che si è dimostrato essere un settore molto sensibile in tal senso, che ha avuto un discreto successo. Questa azienda ha iniziato la propria attività di marketing in un periodo in cui l’economia russa era molto forte e florida ed il rublo aveva un ottimo cambio nei confronti dell’euro. Quando la fase di espansione è finita, questo cliente si è trovato nel bel mezzo della crisi dell’economia russa dovuta alla svalutazione del rublo ed al rallentamento dell’economia ha dovuto riformulare tutta la propria strategia d’ingresso nel mercato, e grazie al nostro intervento – ha concluso – siamo riusciti pochissimi giorni fa a stipulare un importante accordo prima con un distributore e poi con una grossa multinazionale russa che l’ha scelta quale partner”.

Francesco Montanino



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