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Pubblicato il giugno 20th, 2018 | Da Redazione Russia News

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ALEKSANDR DUGIN: “LA RUSSIA ETERNO ANTIDOTO DEL MONDIALISMO”

Milano – È stato presentato stasera nel capoluogo lombardo “Putin contro Putin”, ultimo lavoro del filosofo russo Aleksandr Dugin. In una sala conferenze dell’Hotel Ramada pressoché gremita per tutta la durata dell’incontro, c’era molta curiosità per capire il punto di vista di uno degli intellettuali ritenuto fra i più vicini alle politiche del presidente Putin. Il ritardo con cui è iniziata la serata è stato dovuto, così come hanno tenuto a far sapere gli organizzatori, al fuoco di fila di domande cui Dugin è stato sottoposto dai media durante la giornata. A testimonianza del grande interesse che rivestono i rapporti politici, economici ed anche culturali che da sempre legano l’Italia con la Russia. Ed a dispetto della quasi scontata decisione da parte dell’Unione Europea di rinnovare le anacronistiche quanto assurde sanzioni contro il gigante eurasiatico, a causa della querelle Crimea.

Moderato dal direttore della rivista “Il Primato NazionaleAdriano Scianca, alla conferenza stampa di presentazione del libro oltre allo stesso Dugin ha partecipato anche il filosofo Diego Fusaro.

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I lavori sono iniziati con la durissima requisitoria dell’editore Maurizio Murelli che non ha lesinato parole durissime contro la “psicopolizia”di orwelliana memoria. “Questa è sola la prima di tante iniziative – ha dichiarato – contro il mondialismo ed il fronte che, seppur da posizioni diverse, lotta contro questo nemico. Alla psicopolizia che ha accolto quasi con fastidio questo evento, voglio solo dire che i temi discussi in questa serata sono un confronto di civiltà. Spesso si confonde il mondialismo con la massoneria o il libero mercato. In realtà, il suo scopo è quello di arrivare all’uomo grigio e differenziabile ed il vero nemico non è nemmeno stato in passato l’URSS, ma da sempre gli Stati Uniti. Attraverso la geopolitica, abbiamo capito che il vero nemico non era ad Est quanto piuttosto ad Ovest. Se vogliamo riconquistare la nostra sovranità, dobbiamo assolutamente guardare ad Est. La figura di Vladimir Putin ha messo fine agli atteggiamenti predatori dei capitalisti americani in Russia, all’indomani del crollo del comunismo. Chi fa riferimento a Putin, pensa che faccia il tifo per lui in maniera incondizionata, ma non è così. Certo, gli va riconosciuto il merito di aver rotto il trend che voleva un governo unico mondiale, a trazione americana rilanciando il valore del multipolarismo. Ha dato sempre prova – ha poi concluso – di rispettare la sovranità degli Stati con cui si relazionava”.

Il mondialismo ed il recupero della sovranità dunque i temi principali della serata, affrontati in maniera argomentata ed analitica dai relatori. “Essere dalla parte della Russia – ha sottolineato Gianluca Savoini, presidente dell’Associazione Lombardia-Russianon significa certo volere i cosacchi mentre si abbeverano alla fontana di Trevi, bensì ritornare ad essere padroni in casa propria. I segnali ci sono tutti se pensiamo alla Brexit, all’elezione di Donald Trump con tutte le sue luci ed ombre ed al governo che si è formato da noi dall’accordo fra le forze considerate populiste, ovvero Lega e M5S. A dispetto di ciò che vogliono la sinistra mercatista e l’Unione Europea che sta iniziando seriamente a scricchiolare, la mia speranza è che presto possa esserci una nuova Europa che risorga”.

“Il nome di Alexander Dugin – ha aggiunto Adriano Sciancaè appiattito in maniera sbagliata su Putin, sull’ideologia rosso-bruna che a sua volta qualcuno riconduce al nazismo. È così che con il solito giochetto di certi media che si fa passare Putin per nazista, quando così naturalmente non è. Putin è odiato da quel mainstream, fautore del mondialismo e non a caso il libro “Putin contro Putin” è un modo per conoscere ancora meglio il presidente russo”.

Il giudizio che ha dato Diego Fusaro al premier della Federazione Russa ed al suo operato, nel corso del suo articolato e lungo intervento “è indubbiamente e nel complesso positivo perché, al contrario di Obama che basava la sua politica non sul “Yes, I can” quanto piuttosto sul “No, you can’t” pur di esportare la democrazia missilistica, sta provando a recuperare il multipolarismo. Anche se, per comprendere l’evoluzione del personaggio, occorre capire storicamente cosa sia accaduto dopo la caduta dell’URSS. Iniziando da Gorbaciov, che ha posto la parola fine all’esperienza comunista, e passando per il grande bevitore di vodka, Boris Eltsin. Oggi Putin rappresenta l’unico baluardo di chi vuole opporsi al bombardamento programmatico posto in essere dal neo imperialismo americano-centrico e dai suoi disegni mondialisti che è iniziato nel 1989, ed ha posto un ideale piede alla chiusura di questa particolare porta. C’è chi lo fa passare per nazifascista, quando in realtà chi lo disprezza ha sostenuto l’avvento di governi nazisti come in Ucraina, con una prassi che abbiamo imparato a conoscere quando hanno attaccato l’ex premier della Jugoslavia Slobodan Milosevic, appioppandogli dei baffetti per richiamare l’orrenda idea di Adolf Hitler. A dispetto di quello che vogliono farci credere, la Russia non solo non si e ampliata, ma si è addirittura  rimpicciolita. Oltre che essere stata destabilizzata da fenomeni patetici come Le Femmen o le Pussy Riots e da tutte quelle iniziative poste in essere dalle truppe nazisorosiane”. Fusaro ha poi approfondito il discorso, evidenziando come “il populismo viene dipinto con un’accezione del tutto gretta e negativa, da parte delle èlite dominanti che contro di esso dispensano grande odio e disprezzo. Se volessi abbozzare una definizione di populismo, volendo quasi parlare lo stesso linguaggio tanto in voga oggi, potrei descriverlo come il punto di vista del basso e delle masse popolari sofferenti, precarizzate e dominate. Che si sono viste erose dei propri diritti da parte delle èlite dominanti e dai signori del discorso che non hanno esitato a bollare come nazista, comunista o fascista chiunque vorrebbe un ritorno della prevalenza della politica sull’economia. O magari, omofobo chiunque voglia ricordare in che modo avviene la procreazione. Finendo per bollare quale complottista chiunque in maniera legittima si oppone alla visione unica. Più che di globalizzazione, oggi possiamo parlare di glebalizzazione visto e considerato che oggi il popolo è schiavizzato, con l’Unione Europea che è diventata una sciagura perché gli sta togliendo diritti e conquiste che hanno richiesto anni. Cosa che mi porta dunque a parlare di demofobia, come totale avversione nei confronti dei cittadini. Il populismo non è di destra o di sinistra, o meglio di destra considerando valori come la patria e la tradizione e di sinistra pensando ai diritti civili e sociali. Fermo restando che le definizioni di destra e sinistra a me non sono mai piaciute. Il populismo è la rinascenza del punto di vista del basso ed è un fenomeno positivo, perché si sta assistendo alla riscoperta delle differenze e delle pluralità, che si contrappongono al modello ed al pensiero unico”.

Poi, l’atteso intervento di Dugin che ha spaziato sui temi identitari, per arrivare alla definizione dell’ideologia russa. Passando per una serie di attacchi durissimi rivolti all’ambigua figura di George Soros, accusato a più riprese di aver destabilizzato l’assetto mondiale. “Putin – ha esordito – non può essere assolutamente legato alle ideologie, quanto piuttosto all’immagine di una Russia eterna che va ricordata nel momento di transizione dal comunismo e dal declino dell’Unione Sovietica, alla trasformazione in un qualcosa che non è ancora chiaro. Ho sviluppato in questo senso una teoria basata sull’eternità futura di questo paese, con un progetto che ricordi chi siamo. Con l’elaborazione di una visione geopolitica che ha assorbito moltissimo i nostri comandanti, dopo il crollo del comunismo. Nessuno è stato in grado di spiegare il perché dell’accerchiamento della Russia, con la NATO che ha continuato a circondarla. Non Eltsin, quanto piuttosto i militari hanno premuto affinché potessero interpretare la realtà strategicamente. Il concetto dell’Eurasia e della civiltà della terra si è sviluppato ai primordi dell’era Eltsin ed ha recuperato l’identità Cristiano-Ortodossa del popolo russo che non è solo etno-nazionalista, ma congloba diverse civiltà fra cui quella asiatica essendo continuatrice di Gengis Khan. Mi definisco più che filosofo di Putin, filosofo dell’ideologia russa. Il popolo russo dopo le illusioni occidentali degli anni ‘90, ha deciso di abbracciare il valore del ritorno alle radici ed alle tradizioni. In particolare, dopo il 1996 sono state poste le questioni sociologiche con il dibattito fra chi considerava la Russia come facente parte dell’Europa e chi invece propendeva per la visione eurasiatica. Già da allora, oltre il 70% dei cittadini russi rispondeva positivamente per l’Eurasia e tale opinione nel tempo non è affatto mutata. Anzi. Con Putin, tale trend si è ulteriormente rafforzato e si può affermare che non è mai stato razzista quanto semplicemente russo. Governa in maniera organica questo paese, perché il suo cuore è russo, dando l’opportunità al patriottismo esistente di rivitalizzarsi dal basso con quello che si può essere definito come monarchismo dal basso. Ovvero, ciò che rappresenta la domanda pubblica di liberalismo e riscoperta delle tradizioni e dell’identità Cristiano-Ortodossa. Posso dire con orgoglio di essere un filosofo del popolo, perché sono ho imparato ad ascoltarne la voce. Nel mio libro, affronto tutte le considerazioni che si ha di Putin, sino a definirlo solare o lunare. I mondialisti continuano a ritenerlo un dittatore e semmai dovesse avere un’opposizione, questa sarebbe sicuramente impersonificata in un movimento di estrema destra. Questo perché negli ambienti ultrapatriottici è considerato addirittura troppo morbido, quando in realtà è un reazionario ma nel senso migliore del termine. Putin è una figura storica perché ha dato la possibilità all’Italia, alla Cina ed anche ad Europa e USA di risvegliarsi da un certo torpore, in cui erano caduti. Ed è per questo motivo la speranza per chi vuole un governo popolare ed anti-globalista. Il libro ha un valore positivo nello sviluppo delle relazioni fra Italia e Russia e nella nostra comune rinascita. La nostra missione – ha poi concluso – è quella di stipulare un patto con il popolo per lottare contro la demofobia, ovvero contro chi etichetta come fascista o comunista tutti i nemici della cosiddetta “società aperta” di ispirazione liberale che di liberale in realtà non ha proprio nulla visto che c’è un preciso disegno sorosiano di imporre la dittatura delle minoranze. Veri e propri colpi di stato che attaccano le costituzioni occidentali, che appartengono ai popoli, e non certo ai globalisti. I cosiddetti “diritti dell’uomo” in realtà sono il “cavallo di Troia” con cui all’uomo si toglie lo status giuridico e costituzionale. Le forme di terrorismo e razzismo sociale poste in essere da Soros, sono un nemico per tutti!”

In merito al giudizio su Trump, ultimo argomento della serata, Fusaro ha rilevato “due direzioni di pensiero e di analisi, perché da un lato non ho potuto fare a meno di pensare che peggio di lui ci potesse essere solo la Clinton, strega giubilante di fronte all’assassinio di Gheddafi, nonché quintessenza del potere della talassocrazia del dollaro e dei voleri dei signori del mondialismo. Dall’altro lato, c’è sempre da dire che Trump da un lato parla al popolo, ma dall’altro è a capo di un paese in cui prevalgono ancora certe visioni imperialiste, attorniandosi ad esempio di figure riconducibili a Goldman Sachs. Gli unici due paesi legittimati ad esistere oggi sono soltanto gli Stati Uniti ed Israele, al quale ha giurato amore eterno. Ad ogni modo, il fenomeno più interessante che mi è capitato di osservare è stato il totale disprezzo da parte della Clinton, nell’ultima campagna elettorale, nei confronti delle masse popolari nemiche delle èlite. Così come, il comportamento di Trump lo giudico schizofrenico sotto certi aspetti pensando da un lato alla sua volontà di imporre dazi e misure protezionistiche, mentre dall’altro continua ad imporre le basi militare nel nostro paese. Dal 1945, siamo costretti a genufletterci di fronte a qualsiasi iniziativa militare americana così come è accaduto recentemente con la Libia. Ecco, sotto questo punto di vista mi attendo dagli USA nuove esportazioni di democrazia o di nuove invasioni imperialistiche, volendo utilizzare i dettami della neolingua. E per questo motivo, da Trump non mi aspetto nulla di buono pur ribadendo che peggio di lui c’è solo la Clinton”.

Giudizio assai critico anche da parte di Dugin per il quale “Trump è ostaggio del Deep State, ovvero lo “stato profondo”, ed ha tradito il popolo abbracciando la visione atlantista ed interventista. Credo che con la sua imprevedibilità però sta distruggendo i suoi rapporti con l’Europa che finalmente sta capendo che non è mai stata rispettata dagli Stati Uniti. Cosa che sotto un certo punto di vista è senz’altro positiva, non solo perché faciliterà il ritorno del Vecchio Continente alla sua sovranità, ma lo riavvicinerà con il tempo alla Russia di Putin. Di tutti gli aspetti che abbiamo parlato stasera, su una cosa concordiamo: l’Europa e l’Italia devono tornare a contare più su loro stessi che non sugli Stati Uniti. Su questo aspetto, continueremo ad andare avanti insieme”.

Francesco Montanino





 

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