Tennis

Pubblicato il luglio 28th, 2019 | Da Redazione Russia News

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Ad Amburgo torna a brillare la stella di Andrey Rublev

Amburgo – Ci sono tornei che possono segnare la svolta di una stagione, e la speranza di Andrey Rublev è che quello disputato ad Amburgo sia l’inizio di un finale di 2019 in cui andarsi a prendere quelle soddisfazioni che i primi mesi dell’anno non hanno regalato al moscovita classe ’97. Di sicuro il russo ha ritrovato il suo tennis e, soprattutto, una condizione capace di farlo esprimere ad un livello di gioco ampiamente alla portata dei suoi mezzi tecnici. Troppo spesso Andrey, figlio di un ex pugile titolare di una catena di ristoranti a Mosca,  è stato fermo per infortuni più o meno lunghi che ne hanno rallentato l’ascesa ai vertici del tennis, nonostante un talento da predestinato che già negli esordi aveva abbagliato gli addetti ai lavori, consentendogli, neanche ventenne, di vincere il primo titolo sulla terra rossa di Umago e di raggiungere, sempre nel 2017, i quarti di finale agli US Open (suo miglior risultato di sempre in un major) e terminare la stagione raggiungendo la finale delle Next Gen ATP Finals di Milano, concludendo l’anno tra i primi 40 giocatori della classifica mondiale. Anche il successivo 2018 era iniziato sotto i migliori auspici, con la finale raggiunta in gennaio a Doha ed il best ranking agguantato un mese dopo (al numero 31 della classifica ATP), prima che un infortunio alla schiena gli facesse saltare quattro mesi di stagione e perdere quaranta posizioni in classifica. Un rientro difficile, in cui il giovane russo ha faticato a ritrovare la continuità e che ha avuto i suoi migliori momenti nella semifinale del Citi Open di Washington e nel terzo posto conquistato a Milano, ancora alle Next Gen ATP Finals. Quindi il 2019, dove, dopo l’eliminazione al primo turno degli Australian Open in gennaio, si è ritrovato un mese dopo, ad anno esatto di distanza dal best ranking, precipitato al numero 115 della classifica mondiale. Dopo due terzi turni raggiunti in marzo sul cemento americano, tra Indian Wells (da lucky loser) e Miami, alla fine di aprile un infortunio al polso destro lo ha tenuto lontano dal circuito per oltre un mese e mezzo, permettendogli di rientrare solo dopo il Roland Garros. Un secondo turno a Wimbledon ed Umago, poi Amburgo.  Qui Rublev ha ritrovato la condizione, il gioco, i risultati e la fiducia nei propri mezzi. Nel primo turno ha avuto la meglio del cileno Garin, uno dei migliori interpreti stagionali sulla terra rossa, 6-4, 7-6 (5) e, successivamente, agli ottavi di finale ha rimontato il norvegese Ruud (3-6, 7-5, 6-3). Ai quarti ha compiuto l’impresa estromettendo dal torneo la testa di serie numero 1 (nonchè recente finalista dello slam parigino) Dominic Thiem in due set ed altrettanti tie break 7-6 (3), 7-6 (5): un capolavoro di lucidità e freddezza nei momenti chiave del match che gli sono valsi la prima vittoria in carriera contro un top 5. In semifinale ha piegato alla distanza la resistenza del regolarista Pablo Carreno-Busta, battuto in rimonta 4-6, 7-5, 6-1, regalandosi così la terza finale in carriera in un torneo ATP, la prima in uno di categoria 500. Avversario in finale il numero 16 della classfica mondiale (e testa di serie numero 4 del tabellone) Nikoloz Basilashvili, detentore del titolo ed approdato all’ultimo atto dopo aver estromesso in semifinale l’idolo locale Alexander Zverev. Ci si aspettava un match spettacolare, tra due giocatori che prediligono il dominio dello scambio e le accelerazioni da fondo senza star troppo ad aspettare l’errore dell’avversario; ed in parte così è stato, tra scambi durissimi sulle diagonali (sia strette che profonde, sia di dritto che di rovescio) e coraggiose variazioni da entrambe le parti. Nel primo set è stato il russo il primo ad allungare, grazie ad una variazione di rovescio in lungolinea che gli ha consentito di strappare il servizio a Basilashvili, prima di essere raggiunto nel sesto gioco quando, dopo aver salvato tre palle break, al quarto tentativo il georgiano ha trovato il vincente di diritto in lungo linea all’incrocio delle righe, per poi chiudere il set nel dodicesimo gioco, al quarto set point, grazie all’ennesima prodigiosa risposta (migliore e decisivo colpo di giornata) non controllata dal russo. Nel secondo set Rublev ha variato schema al servizio, cercando soluzioni al corpo dell’avversario per evitarne le traiettorie in diagonale. Strategia riuscita, che ha consentito al russo di non concedere palle break e di portarsi a casa il set, strappando il servizio al georgiano nel settimo e decisivo gioco. Nel terzo set, complice anche la stanchezza, Rublev (entrato in campo appena 17 ore dopo la semifinale disputata sabato) ha perso incisività in batutta (mettendo dentro solo il 67% di prime in campo, contro il 78% del secondo set) e, dopo tre break consecutivi tra il secondo ed il quarto gioco, il match è scivolato via, senza ulteriori sussulti, in favore di Basilashvili, che ha conquistato meritatamente il titolo, vincendo la finale 7-5, 4-6, 6-3 dopo oltre due ore di battaglia. Conclusa la stagione su terra rossa, si volerà ora sul cemento nordamericano, con vista sugli US Open, ultimo slam stagionale. Con un Rublev ritrovato che, condizioni fisiche permettendo, potrà tornare d’ora in avanti a scalare la classifica per poi dare il suo contributo alla Russia, con Khachanov e Medvedev, nella fase finale della nuova Coppa Davis.

Stefano Tardi

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